Un paio di settimane fa, decine di blog, italiani e internazionali, anche autorevoli, riportavano la notizia che Facebook utilizzava le foto del profilo personale per le pubblicità che appaiono nella spalla destra delle pagine. In realtà Facebook non aveva nessuna colpa. Queste pubblicità erano realizzate da applicazioni esterne. Conoscendo anche solo sommariamente i meccanismi di advertising di Facebook e le politiche sulla privacy, si poteva facilmente intuire che questa notizia era falsa. In buona fede, s’intende. Gli autori dei blog non hanno deliberatamente pubblicato false informazioni, ma hanno peccato di ingenuità, nel ripubblicare un post senza documentarsi o approfondire, catturati dal clamore della notizia e, forse, affascinati dalla possibilità di puntare il dito contro il social network più popolare del pianeta.
In questi articoli veniva anche fornita la soluzione per evitare che Facebook utilizzasse le proprie foto.
Anch’essa falsa. O meglio l’opzione segnalata in Facebook c’era (e c’è tuttora), ma serve soltanto ad evitare di essere associati alle azioni sociali delle pubblicità di Facebook (ad esempio, diventare fan di una pagina), ma nulla può fare per bloccare applicazioni esterne.
La notizia ha avuto una risonanza tale che persino Facebook in questi giorni ha fatto chiarezza su questo punto. Se accedete alla pagina per modificare le impostazioni relative alla visibilità nelle inserzioni di Facebook, all’indirizzo https://register.facebook.com/privacy/?view=feeds&tab=ads (per intenderci quella segnalata come soluzione al problema di veder pubblicata la propria foto nelle pubblicità) compare il seguente messaggio:
“Sfatiamo le false voci relative alle foto nelle inserzioni Si sono diffuse delle voci false secondo le quali Facebook avrebbe iniziato ad usare le foto nelle inserzioni. Non credere a queste voci. Queste voci si riferivano alle applicazioni di terzi e non alle inserzioni visualizzate in Facebook. È possibile che nelle inserzioni di Facebook compaiano la tua immagine del profilo e il tuo nome, ma solo quando sono collegate ad un’azione sociale che hai effettivamente eseguito su Facebook (ad esempio se sei diventato/a fan di una Pagina). Per maggiori informazioni, visita il Centro assistenza.”
Ma c’è dell’altro… … è stata anche aggiunta un’ulteriore opzione per impedire a terze parti di utilizzare le vostre foto per le loro pubblicità.
Vale sempre e comunque il consiglio generale di non autorizzare applicazioni i cui meccanismi non sono chiari e le cui condizioni non sono esplicitate. In ogni caso è utile perdere un po’ di tempo per leggere i termini del servizio che si sta utilizzando.
A partire dal 12 giugno Facebook ha dato la possibilità ai suoi utenti di scegliere uno username per poter avere un url personalizzato per arrivare al proprio profilo personale tipo http://facebook.com/emanueladevecchi.
Facebook si era raccomandato di scegliere accuratamente lo username poichè non era possibile modificarlo. Ora, forse per le numerose richieste degli utenti, Facebook ha dato la possibilità di cambiarlo… ma una sola volta. Chissà se in futuro cambierà idea ancora? Intanto se avete sbagliato il vostro username o se volete semplicemente cambiarlo, approfittatene!
Come fare?
Dal menu in alto seleziona Impostazioni -> Impostazioni Account -> Nome utente -> Modifica (v. immagine qui sotto)
… ovvero potevo forse perdermi l’occasione di scrivere anch’io qualche cretineria su Twitter?
Su Twitter non puoi scrivere cose lunghe. G.A.C. (Twitter sintetico)
Con una foto in miniatura e solo 140 caratteri, Twitter è il social media più asociale che c’è. E’ come andare in discoteca per fare conversazione. (Twitter introverso)
Twitter è come un matrimonio. C’è chi lo fa per amore e chi lo fa per soldi. Se lo fai per amore non aspettarti di essere ricambiato. Per soldi… pure. (Twitter coniugale)
Se vuoi farti seguire metti una foto provocante e scrivi sconcezze. Funziona meglio se sei donna (Twitter sexy)
Se sei uomo, scrivi cose intelligenti. Non funzionerà (Twitter cerebrale)
Se la tua casa sta andando a fuoco, non scappare, scrivilo su Twitter (Twitter giornalistico)
Non dimenticare mai di farci sapere cosa hai cucinato (Twitter gastronomico)
Sperare che sia sufficiente seguire qualcuno per essere seguito è come sperare sia sufficiente invitare una donna a cena per portarsela a letto (Twitter arrapato)
Esprimi concetti complessi in pochi caratteri, cerca sempre di mostrare quanto sei erudito, ma se non ci riesci non ti preoccupare… sei in buona compagnia… (Twitter ermetico)
Se non sopporti più il tuo capo, ma non sai come dirglielo, scrivilo su Twitter, qualcuno glielo riferirà (Twitter aziendale)
Usa sempre tinyurl per abbreviare i tuoi link, anche se sono solo di tre lettere (Twitter geek)
Se devi organizzare una rivoluzione, lascia perdere i centri sociali. Iscriviti su Twitter (Twitter sovversivo)
Se hai meno di 25 anni Twitter è una noia mortale. Se ne hai di più… pure (Twitter soporifero)
D’estate fa caldo. In inverno nevica. Tutto questo e molto altro ancora solo su Twitter! (Twitter meteorologico)
I tweet più seguiti sono quelli di Britney Spears e Chewbacca (il pelosone di Guerre Stellari). E tu speri ancora che a qualcuno interessi la tua pallosissima conferenza sul futuro dei social media? (Twitter illuso)
E tu? Di che Twitter sei? Scrivilo nei commenti… se ti va…
Sono state rilevate delle falle nella sicurezza di WordPress 2.8 e precedenti. E’ necessario aggiornare alla versione 2.81.
Come aggiornare:
Prima di eseguire qualsiasi aggiornamento è meglio fare il backup del database e degli articoli… non si sa mai…
Per eseguire il backup del database (cioè della struttura del blog, dei temi, dei css, dei plug-in, ecc) utilizzare un client FTP come FileZilla e copiare tutta la struttura del vostro blog in una cartella locale del vostro hard disk.
Dovete poi eseguire anche il backup di tutti i post e di tutte pagine pubblicate. Per fare questo andate nel menu laterale del vostro WordPress (v.immagine a lato) e selezionate Strumenti -> Esporta e salvate il file xml generato in una cartella locale del vostro hard disk.
Fatte queste operazioni preliminari potete aggiornare WordPress senza pensieri…
E’ possibile aggiornare in due modi: in maniera automatica, cliccando sul link che compare nella parte alta dello schermo del vostro pannello di controllo WordPress (v.immagine di seguito)
oppure in maniera manuale, scaricando la nuova versione WordPress 2.8.1 da wordpress.org e poi caricandola sul vostro dominio tramite un client FTP, tipo FileZilla.
Sicuramente il modo più semplice e veloce è quello automatico anche se su alcuni server (tipo Aruba) può dare qualche problemino, che vi spiego come risolvere. Ad esempio se il vostro blog è ospitato su Aruba, dopo aver eseguito l’aggiornamento automatico vi compare il seguente errore ‘HTTP 500 – Internal Server Error’. Non vi preoccupate è sufficiente ripristinare i permessi e torna tutto come prima.
Andate nel pannello di controllo Aruba e digitate il nome del domino, il vostro username e la vostra password che vi sono state inviate via e-mail in fase di attivazione del dominio.
andate nella sezione Pannello di gestione Hosting Linux
cliccate su Strumenti e Impostazioni e poi su Riparazione Permissions (v. immagine seguente)
… e il gioco è fatto!
E ricordatevi sempre di aggiornare costantemente WordPress e i plug-in installati.
Nel mondo della comunicazione viene definito ‘virale’ qualsiasi progetto, video, articolo, che abbia una diffusione spontanea incontrollata tra un numero consistente di utenti. Quale sia questo numero non è dato saperlo. Normalmente viene definito ‘virale’ qualcosa che riesce ad avere una tale visibilità da raggiungere anche i media tradizionali, televisione, radio e stampa. Confesso di avere certa allergia alla parola ‘virale’, ma per convenzione comune continuerò qui ad utilizzata. L’avversione sta nel fatto che la parola ‘virale’ viene utilizzata in modo improprio. Virale è per definizione qualcosa che ha una diffusione spontanea per contatto diretto o indiretto attraverso altri oggetti o mezzi di diffusione. Quindi una cosa può essere definita ‘virale’ una volta che ha contagiato, non prima. Cioè non posso dire ‘faccio un video virale’. Potrò dire ‘faccio un video’ se poi questo fa il giro del mondo in due giorni allora potrò dire ‘ho fatto un video virale’.
Troppo spesso sento raccontare la favoletta del video virale messo su YouTube che raccoglie centinaia di migliaia di visite in pochi giorni. Sicuramente fenomeni di questo genere esistono, ad esempio il video Mentos/Diet Coke, o il video di Kryptonite o i tanti esempi che ci propongo in corsi e seminari, facendoci credere che sia sufficiente avere un blog che fa anche solo 100 visite al giorno, postare un commento di protesta per vedersi proiettati sui media di mezzo mondo.
Non è così. I casi più noti devono essere considerati unici e sensazionali, la normalità non farebbe tanto clamore. Ma soprattutto sono situazioni irripetibili, la cui diffusione è dovuta al caso, alla fortuna, più che ad un’accurata strategia.
Affascinate da questi casi eclatanti le agenzie di comunicazione propongono sempre più spesso progetti ‘virali’ che anche le stesse aziende richiedono sempre più insistentemente, non rendendosi conto che non è sufficiente realizzare una buona campagna, ironica e divertente per diventare ‘virale’ e soprattutto che un progetto non può essere definito virale preventivamente, potrebbe anche non contagiare nessuno…
Più spesso i progetti cosiddetti ‘virali’ non partono da soli, ma necessitano di consistenti campagne advertising. E qui arriva il secondo controsenso. Virale significa anche spontaneo e di conseguenza gratuito. In realtà i progetti virali non sono affatto a costo zero, ma supportati da pubblicità e promozione su vari canali con costi iniziali talvolta notevoli.
Insomma, sarà più facile intervistare Babbo Natale, fotografare il mostro di Lockness, piuttosto che realizzare un ‘virale’. Non ci credete? Guardate il video…
Chris Anderson non si smentisce. Il suo nuovo libro dal titolo Free è appunto disponibile ‘free’ sul web. Eccolo qui: FREE (full book) by Chris Anderson
Qui comincia la mia nuova storia. In alto il nuovo che verrà, in basso il passato che mi sono buttata alle spalle.
Ho da poco lasciato la società che avevo fondato un anno fa con altre tre socie. E’ stata una decisione sofferta perchè, anche se le cose non sono andate come avrei sperato, la società era pur sempre una mia ‘creatura’ (anche se condivisa) e un progetto in cui avevo creduto. Le separazioni possono essere consensuali oppure no. Questa non lo è stata. Mi rialzo dopo esseremi leccata le ferite e ricomincio.
Ho voluto comunque riportare in questo blog alcuni degli articoli scritti in precedenza, forse per uno stupido attaccamento (quasi materno) o forse perchè nel vecchio blog me ne è stata tolta la maternità…