BranchOut alla prova
Posted: gennaio 13th, 2011 | Author: Emanuela De Vecchi | Filed under: economia, facebook | Tags: amici, applicazioni, branchout, business, facebook, lavoro | No Comments »
BranchOut sta destando la curiosità di molti, data la sua invadenza sulle bacheche degli utenti Facebook. Si tratta di un’applicazione che permette di importare il proprio profilo Linkedin all’interno di Facebook e di creare una rete di contatti professionali, basata sulle informazioni che gli utenti stessi condividono su Facebook, quali le posizioni lavorative presenti e passate.
A dire il vero sono partita prevenuta nei confronti di BranchOut. Non amo l’invasione della mia bacheca da parte di applicazioni non richieste. Non condivido affatto questo approccio invasivo, che da una parte genera curiosità, ma dall’altra crea fastidio con il rischio di allontanare utenti altrimenti interessati. L’ho installata con un po’ di timore. Sono sempre molto attenta a non infastidire i miei contatti con richieste, e-mail, inviti, per l’evangelico principio di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te e devo dire che come molto spesso accade sono gli utenti che non sono in grado di gestire l’applicazione e non l’applicazione che genera spam all’insaputa dell’utente.
Ma andiamo con ordine.
1.
Si accede all’applicazione dalla pagina dedicata. Si accettano le condizioni d’uso per l’applicazione che consistono nel:
- Accedere alle tue informazioni di base
- Inviarti e-mail (doppio fastidio, ma alla prima e-mail che mi arriva cambio le impostazioni)
- Pubblicare elementi sulla tua bacheca
- Accedere alle informazioni del tuo profilo
- Accedere alle informazioni dei tuoi amici
2.
Una volta all’interno dell’applicazione viene richiesto di importare il proprio profilo Linkedin, che viene duplicato esattamente, solo con una grafica più carina.
3.
Vengono proposti alcuni profili tra quelli con i maggiori contatti a cui connettersi. Questi sono profili che ancora non hanno installato BranchOut. Basta saltare questo passaggio per evitare lo spam sulle bachece dei propri contatti.
4.
Terminati tutti gli step si viene nuovamente invitati a postare la storia sul proprio wall (più che un’applicazione professionale, mi sembra di essere ritornata a giocare con Farmville
)
Installata l’applicazione, mi dedico ad analizzarla. Innanzitutto, importa in maniera identica il profilo di Linkedin, quindi è di fatto un doppione. Interessante sarebbe se ogni aggiornamento in Linkedin venisse riportato anche in BranchOut evitando di dover editare due volte i profili, però purtroppo questa funzionalità non è implementata.
Branchout evidenzia le aziende e le posizioni lavorative dei propri amici su Facebook, basandosi sulle informazioni che essi stessi hanno deciso di condividere. Essendo Facebook un Social Network dedicato principalmente allo svago e al cazzeggio non tutti inseriscono l’azienda per cui lavorano tra le informazioni condivise, quindi le funzionalità dell’applicazione sono assai limitate. E’ comunque possibile tramite un check box escludere dall’elenco gli amici che non hanno condiviso la propria posizione lavorativa, ma questa funzionalità, pare abbia un baco, poiché selezionandola mi scompaiono alcuni amici.
Uno dei plus descritti dai creatori dell’applicazione è quella di poter essere messi in contatto con aziende interessanti tramite gli amici degli amici. In realtà le potenziali aziende con cui si potrebbe essere in contatto non sono facilmente accessibili se non scorrendo la lista degli amici o tramite una ricerca per parole chiave. Sarebbe molto più utile poter avere anche un elenco di tali aziende, così come l’elenco degli amici per una più facile consultazione.
In definitiva la trovo un’applicazione inutile, una sorta di doppione di Linkedin all’interno di Facebook, senza nessun plus in più. Inoltre, mentre i profili di Linkedin sono pubblici e visibili a tutti, quelli di BranchOut sono di difficile accesso perché presuppongono l’iscrizione a Facebook e l’installazione dell’applicazione e in ogni caso questi passaggi permettono di vedere solo i profili lavorativi dei propri amici e non di tutti gli utenti Facebook.
Infine l’ultimo paradosso è che una volta trovato l’amico dell’amico che potrebbe introdurmi nell’azienda dei miei sogni non posso chiedergli l’amicizia, almeno non dall’interno di BranchOut, ma devo passare attraverso la richiesta di amicizia di Facebook.
Lavorando in questo mondo da qualche anno ho imparato una cosa: ne resterà solo uno. In ogni settore c’è un leader indiscusso. Così come Google si è affermata tra i tanti motori di ricerca di una decina di anni fa, Facebook tra i social network di intrattenimento, Flickr per la condivisione di foto, WordPress come piattaforma blog, Twitter per i microblogging, ecc., così per il mondo dei network nel settore business credo che Linkedin ormai abbia raggiunto una qualità ed una credibilità difficili da scalzare, anche alla luce delle continue implementazioni che la piattaforma inserisce periodicamente.
Non penso che BranchOut possa avere un futuro. Per definizione l’innovazione non parte mai dall’emulazione di qualcosa di esistente, ma si basa sull’inedito e sulla novità come suggerisce la radice della parola stessa e di innovazione qui ne vedo pochissima.












